Angolo lettura

Introduzione

Cari lettori di Ciao!

da questo mese vi vogliamo proporre un nuovo contenuto sul nostro sito – vi porteremo a scoprire alcune tra le nuove voci della letteratura italiana contemporanea.
L’Italia è un paese che vanta una lunga e ricca tradizione letteraria. Le opere artistiche, letterarie ma non solo, sono state da sempre un modello e un punto di riferimento per molti artisti di diversi paesi, tra cui il nostro.
Parlare di letteratura contemporanea è difficile perché sotto questa denominazione si possono includere le opere che trattano le più diverse tematiche. Tuttavia cercheremo qui di proporvi alcune letture, consigli e sguardi sulla nuova scena letteraria italiana, seguendo anche il nostro gusto personale quale parametro di scelta.
Molti autori italiani di oggi sono già conosciuti dai lettori croati, come Umberto Eco, Dacia Maraini, Erri De Luca, Niccolò Ammaniti, Tiziano Scarpa, Paolo Giordano (gli ultimi tre sono anche vincitori del Premio Strega), per citarne solo alcuni. In questo spazio, con la presentazione del loro lavoro, la recensione di qualche loro libro e qualche volta – se saremo fortunati- anche attraverso un’intervista, vi parleremo degli scrittori italiani attivi oggi, cercando di avvicinarvi alla nuova scena letteraria italiana.


Pier Paolo Pasolini

Cari lettori di Ciao,

Benvenuti finalmente nel nostro Angolo lettura. Come vi avevamo promesso, inoltriamoci insieme nel vasto e ricco mondo della letteratura italiana! Ci siamo posti l’obiettivo di trattare la letteratura contemporanea in Italia, tuttavia, abbiamo deciso di dedicare il nostro primo appuntamento a un classico: Pier Paolo Pasolini.

Il motivo per cui volgiamo la nostra attenzione a questa figura assai complessa e importante è perché il 5 marzo di quest’anno si sono compiuti 90 anni della nascita dell’illustre italiano.

Personaggio poliedrico, una delle figure più significanti del panorama culturale italiano del Novecento, Pasolini è nato a Bologna nel 1922 ed è morto a Roma nel 1975. È stato scrittore, regista, drammaturgo, linguista, critico e osservatore attento dell’Italia degli anni ’60 e ’70 fino alla sua brusca morte, avvenuta in circostanze ancora oggi poco chiare. Durante la sua vita Pasolini è stato spesso bersaglio di innumerevoli accuse e aspre critiche da parte degli intellettuali dell’epoca, come nel caso del romanzo di cui si parlerà più avanti, perché ha saputo trattare le problematiche dell’epoca in modo diretto e sincero.

Parallelamente alla sua proficua attività letteraria, Pasolini è stato anche un fruttuoso sceneggiatore e regista. Tra i suoi film più importanti ricordiamo: Accattone, Mamma Roma, Il Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini.

Parlare di un personaggio così importante e complesso esige delle competenze letterarie, linguistiche e anche uno studio, diciamo, serio. Ciononostante vogliamo dedicare qui un po’ della nostra attenzione, anche con parole povere e senza pretese di fare una seria recensione letteraria, a un romanzo di Pasolini scelto seguendo il nostro proprio gusto letterario.

Il romanzo Ragazzi di vita è stato pubblicato nel 1955. Nel 1950, a in seguito a delle accuse di omosessualità, Pasolini è costretto ad abbandonare il carico di insegnante e si trasferisce dal Nord alla capitale italiana. Il giovane scrittore inizia a lavorare come correttore di bozze, pubblica alcuni articoli sui giornali, continuando in questi anni romani anche la sua attività letteraria. Ha inizio in quest’epoca la stesura del romanzo Ragazzi di vita, di cui alcuni capitoli vengono pubblicati nella rivista letteraria Paragone.

Nell’aprile del 1955 Pasolini manda il dattiloscritto del romanzo all’editore Livio Garzanti e il libro viene pubblicato nello stesso anno. Poco dopo la sua pubblicazione, però, Pasolini viene accusato di oscenità a causa dei temi trattati nel romanzo quali la prostituzione maschile. A causa del suo carattere pornografico il romanzo viene denunciato alla questura di Milano. Alla fine delle polemiche Pasolini viene assolto dalle accuse, grazie anche al supporto favorevole di alcuni letterati autorevoli dell’epoca, come Giuseppe Ungaretti che ribadisce il valore letterario dell’opera.

Il romanzo è ambientato nelle borgate di Roma come Donna Olimpia, zona di Ponte Mammolo, Pietralata e molte scene del romanzo si svolgono attorno al fiume Tevere e il suo affluente Aniene. La lingua usata nel romanzo è il dialetto romanesco con molte parole gergali, che però non ne compromettono la comprensione, e gli conferiscono anzi una caratteristica importante.

Nel romanzo non è un solo protagonista ad animare gli otto capitoli, bensì un gruppo di ragazzi, dei pischelli, come li chiama l’autore: il Riccetto, Marcello, il Caciotta, Lenzetta, Alduccio e altri. Sono ragazzi poveri, adolescenti che vivono un giorno dopo l’altro, rubacchiando per la città, nelle fabbriche abbandonate, arrangiandosi insomma alla meglio. Sullo sfondo delle loro avventure, che sono allo stesso tempo allegre e tristi, c’è una Roma degli anni del secondo Dopoguerra, fatta di sobborghi, colori grigi, prati bruciati, magazzini abbandonati, osterie cupe, palazzi scrostati e sporchi, sui quali picchia un forte sole estivo. Una Roma che insomma rispecchia la miseria degli anni successivi alla guerra, popolata da famiglie distrutte, da padri ubriachi che picchiano le loro mogli e i loro figli, da donne costrette a prostituirsi per mantenere i propri figli.
Il personaggio che dà coerenza alla trama, ma più occasionalmente che in modo decisivo, è il Riccetto. Non sappiamo molte cose di lui, come del resto neanche degli altri ragazzetti. Le loro figure si formano attraverso le loro avventure e i loro dialoghi sono fatti di scambi di frasi stuzzicanti, scherzi e parolacce. La vita dei ragazzi di vita è incerta. Marcello, uno degli amici più vicini di Riccetto muore durante il crollo di un palazzo. Riccetto ne è afflitto, ma la sua vita continua: conosce nuovi amici con cui vive nuove avventure, si fidanza continuando a combinare guai e finisce, anche se accusato ingiustamente, in galera. Una volta in libertà, incontra di nuovo i suoi amici e nella scena finale troviamo tanti dei ragazzi di vita radunati in una calda giornata estiva attorno all’Aniene nel quale affoga un ragazzino di nome Genesio. La morte non è un motivo raro del libro, ed è trattata in modo semplice, come una cosa tanto umana quanto la vita stessa.

La scena finale del ragazzo che muore affogato nel fiume davanti agli occhi di Riccetto più o meno indifferente e adulto, si oppone all’altrettanto memorabile scena dell’inizio del romanzo. In quel brano, Riccetto ragazzino salta da una barca nel Tevere per salvare la vita di una rondine che sta per morire travolta dal fiume. Questa opposizione non è sfuggita ai critici che notano la differenza tra il Riccetto capace di provare sentimenti, ragazzino che vive tra le avventure più o meno legali e il Riccetto della fine del libro che è diventato adulto, intrappolato nei canoni della civiltà borghese, non disposto a rischiare la propria vita per la vita di un altro. Nell’arco di tempo tra i due momenti si svolge la trama del romanzo.
Il motivo per cui abbiamo scelto di parlarvi di questo libro, oltre a rendere un piccolo omaggio al grande autore italiano, è il fatto che ci è sembrato un testo degno di attenzione, semplice soltanto all’apparenza, abbondante invece di episodi molto poetici e profondi. I suoi personaggi formano una galleria di figure in via di estinzione: ragazzini che giocano per le strade alla scoperta della vita e dei suoi pericoli, pischelli coraggiosi e furbi che non hanno paura neanche di fronte alla morte ai quali possiamo pensare soltanto con simpatia ed empatia umana.
Leggendo oggi il libro, a quasi 60 anni dalla sua pubblicazione, non ci scandalizziamo di fronte ai temi che invece all’epoca dell’uscita del romanzo hanno provocato tanto dolore e danno al suo autore, bensì scopriamo una Roma lontana, un po’ ingenua, pericolosa e ladra, povera e cupa ma anche nostalgicamente autentica.

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