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Se vi interessa l’Italia e volete imparare delle cose nuove, questo èil sito adatto per voi! Ogni mese vi aspettano tanti nuovi testi su vari argomenti: storia, lingua, arte, sport, film, teatro, musica, letteratura, cucina, moda, geografia e tante altre cose.

LA BANDIERA ITALIANA

Il tricolore italiano fa la sua prima comparsa a Reggio Emilia, quando nel 1797 il Parlamento della Repubblica Cispadana adotta la combinazione dei tre colori come propria Bandiera.

Le tante repubbliche di ispirazione giacobina sorte in epoca napoleonica per contrastare le monarchie assolute, avevano quasi tutte bandiere a tre fasce, di vari colori, ispirate al modello nato con la Rivoluzione Francese. In particolare, quella della Legione Lombarda era bianca, rossa e verde, così come gli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati dell’Emilia e della Romagna. Da qui, probabilmente, la scelta del bianco, rosso e verde per la bandiera Cispadana.

In questo periodo nascono gli ideali di indipendenza che alimenteranno il Risorgimento e anche la bandiera assume un nuovo significato: non più segno dinastico e militare ma simbolo del popolo e della libertà.
Con la Restaurazione, il vessillo tricolore viene soffocato, ma per gli italiani in lotta continua a essere un emblema di libertà e speranza: è innalzato durante i moti e le rivolte e ispira persino i versi dell’inno di Mameli (“Raccolgaci un’unica bandiera, una speme”).

Nel 1848, con la concessione di Costituzioni in tante parti d’Italia, la bandiera diventa il simbolo della riscossa nazionale e Carlo Alberto, annunciando la Prima Guerra d’Indipendenza, dichiara che le sue truppe, per dimostrare il “sentimento dell’unione italiana”, combatteranno con appuntato sull’uniforme lo scudo dei Savoia sovrapposto al tricolore.

Questa resta la bandiera italiana anche dopo la proclamazione dell’unità d’Italia nel 1861 e solo nel 1925 una legge stabilisce l’aspetto del vessillo nazionale, vietandone qualsiasi variante.
La bandiera che sventoliamo oggi nasce invece con la Repubblica. L’Assemblea Costituente la approva il 24 marzo del 1947 e l’articolo 12 della nostra Costituzione la descrive così: “La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni”.

INNO NAZIONALE

Il canto degli italiani

Quello che tutti conosciamo come “Inno di Mameli”, dal nome del suo autore Goffredo Mameli, fu scritto a Genova nel 1847. Il patriota ligure aveva solo vent’anni e intitolò il suo inno “Il Canto degli Italiani”. La musica fu invece composta a Torino da un altro genovese, Michele Novaro, musicista parimenti impegnato nella causa dell’indipendenza.
L’inno fu adottato con entusiasmo non solo durante il Risorgimento, ma anche nei decenni successivi e il 12 ottobre 1946 fu stabilito che divenisse l’inno nazionale della Repubblica Italiana.

L’Inno Nazionale Italiano dal concerto per la Festa della Repubblica

Il canto degli italiani

Fratelli d’Italia / L’Italia s’è desta, / Dell’elmo di Scipio / S’è cinta la testa. / Dov’è la Vittoria? / Le porga la chioma, / Ché schiava di Roma / Iddio la creò. / Stringiamci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò.
Noi siamo da secoli / Calpesti, derisi, / Perché non siam popolo, / Perché siam divisi. / Raccolgaci un’unica / Bandiera, una speme: / Di fonderci insieme / Già l’ora suonò. / Stringiamci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci, / l’Unione, e l’amore / Rivelano ai Popoli / Le vie del Signore; / Giuriamo far libero / Il suolo natìo: / Uniti per Dio / Chi vincer ci può? / Stringiamci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò.
Dall’Alpi a Sicilia / Dovunque è Legnano, / Ogn’uom di Ferruccio / Ha il core, ha la mano, / I bimbi d’Italia / Si chiaman Balilla, / Il suon d’ogni squilla / I Vespri suonò. / Stringiamci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò.
Son giunchi che piegano / Le spade vendute: / Già l’Aquila d’Austria / Le penne ha perdute. / Il sangue d’Italia, / Il sangue Polacco, / Bevé, col cosacco, / Ma il cor le bruciò. / Stringiamci a coorte / Siam pronti alla morte / L’Italia chiamò

COSTITUZIONE

La Costituzione Italiana

Dopo la liberazione di Roma e la fine della Seconda Guerra Mondiale, il 2 giugno 1946 gli italiani votarono per scegliere che forma istituzionale dare allo stato (Monarchia o Repubblica) e per eleggere un’assemblea costituente.

L’affluenza alle urne fu altissima: votarono 25 milioni di persone (l’89,1 % degli aventi diritto). Il 54,3 % scelse la Repubblica e solo 45,7 % la Monarchia, mentre la consultazione elettorale si chiuse con l’elezione di 573 deputati. La maggioranza relativa andò alla Democrazia Cristiana (35,2 %), seguita da Partito Socialista (20,7 %) e Partito Comunista (19 %).
I risultati furono proclamati il 10 giugno e subito dopo il Presidente del Consiglio De Gasperi divenne Capo provvisorio dello Stato, finché il 28 giugno l’Assemblea Costituente elesse Enrico De Nicola.

La Costituente si riunì per la prima volta il 25 giugno e il 15 luglio istituì la “Commissione dei 75”, incaricata di elaborare il progetto della Costituzione. La Commissione lavorò fino al 1° febbraio 1947, organizzandosi in tre sottocommissioni, una per ciascuna sezione prevista dalla Carta: diritti e doveri dei cittadini, organizzazione costituzionale dello Stato, rapporti economici e sociali.

La discussione in aula sul progetto iniziò il 4 marzo e proseguì per tutto l’anno, portando all’introduzione di alcuni importanti cambiamenti. L’Assemblea votò a scrutinio segreto il 22 dicembre e la nuova Carta venne approvata con 453 voti a favore e 62 contrari. Fu promulgata da De Nicola il 27 e finalmente entrò in vigore il 1° gennaio 1948.

LE SEZIONI DELLA CARTA COSTITUZIONALE

PRINCIPI FONDAMENTALI
Parte I – DIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI
Titolo I – Rapporti civili
Titolo II – Rapporti etico-sociali
Titolo III – Rapporti economici
Titolo IV- Rapporti politici
Parte II – ORDINAMENTO DELLA REPUBBLICA
Titolo I – Il Parlamento
Titolo II – Il Presidente della Repubblica
Titolo III – Il Governo
Titolo IV – La Magistratura
Titolo V – Le regioni, le provincie, i comuni
Titolo VI – Garanzie costituzionali
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

I PRINCIPI FONDAMENTALI
Art. 1.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Art. 2.
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 3.
Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Art. 4.
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.
Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.
Art. 5.
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.
Art. 6.
La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche.
Art. 7.
Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale.
Art. 8.
Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge.
Le confessioni religiose diverse dalla cattolica hanno diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l’ordinamento giuridico italiano.
I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze.
Art. 9.
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica.
Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Art. 10.
L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute.
La condizione giuridica dello straniero è regolata dalla legge in conformità delle norme e dei trattati internazionali.
Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.
Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.
Art. 11.
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Art. 12
La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Il patrimonio artistico italiano èdavvero infinito. Abbiamo scelto tre artisti italiani che hanno rivoluzionato l’arte mondiale. Cerchiamo di capire come e perché.

Giotto (1267-1337)

La pittura diventa reale
Per primo introduce in pittura il senso dello spazio, del volume e della naturalezza. Giotto porta la realtànella pittura, con l’espressione dei volti, i gesti naturali, la solidità dei corpi e dei colori. La sua naturalezza, però, non significa copiare la realtà: la realtà di Giotto èsempre armoniosa, simmetrica e piena di significati religiosi e morali. Tra le sue opere maggiori, gli affreschi sulla vita di San Francesco ad Assisi e della Cappella degli Scrovegni a Padova e il progetto del campanile del Duomo di Firenze.

Gli affreschi di Assisi

Dal 1296 al 1300 Giotto dipinge 28 affreschi sulla vita di San Francesco nella Basilica Inferiore di Assisi. Questi affreschi sono un capolavoro di concretezza e di umanità dove viene rappresentata, per la prima volta, la vita quotidiana: gli oggetti, i mestieri, le città… Anche quando Giotto dipinge i miracoli del santo, la scena non è mai concitata, ma calma, ˝classica˝. Le scene non sono unite tra loro, ma ciascuna èinserita nello spazio architettonico della chiesa.

Il campanile del Duomo di Firenze

Nel 1334 Giotto progetta il campanile del Duomo di Firenze. Questa costruzione è la massima espressione del ˝senso di colore˝di Giotto. Lui, infatti, usa marmi bianchi, rossi e verdi per ¨colorare˝lo spazio. Il campanile, in realtà, serve solo per decorare la piazza.

La Cappella degli Scrovegni

La Cappella degli Scrovegni è una piccola chiesa di Padova, affrescata da Giotto tra il 1303 e il 1305. Qui lo studio della figura umana fa grandi progressi e le figure sembrano avere realmente un ˝peso˝e appoggiare veramente su pavimenti, prati o altro.

Leonardo da Vinci (1452 – 1519)

L’importanza di essere curiosi

Semplicemente, il genio. Pittore, inventore, architetto, scienziato… nessun campo del sapereèsconosciuto a Leonardo. La sua produzione è enorme e varegata. Vogliamo parlare delle sue fortificazioni militari? O delle macchine per volare? Dei capolavori come L’Ultima cena o La Vergine delle rocce? O dei suoi studi sul corpo umano? Secondo Leonardo la natura – cioè il mondo intero in tutti i suoi fenomeni – èmolto più importante dello studio sui libri. Lui stesso, del resto, non conosceva il latino, la lingua degli studiosi del tempo. Così decise ad impararlo da solo a 42 anni, solo per dimostrare che … non ci vuole poi tanto!

La vergine delle rocce (1483)

È uno dei simboli della libertà mentale di Leonardo. La Confraternita della Concezione di Milano, infatti, chiede a Leonardo un quadro con un soggetto ben preciso: Gesù Bambino, san Giovanni e la Madonna. Ma Leonardo non rispetta il contratto e l’opera è così ambigua da essere quasi scandalosa. Il vero protagonista sembra essere San Giovanni. Gesù Bambino, infatti, lo benedice, l’angelo lo indica e la Madonna lo abbraccia.

Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564)

La vita è bellezza

Con Michelangelo l’arte esprime, per la prima volta e al massimo, il concetto di ˝bello˝. Per lui la bellezza è la massima espressione delle capacità umane, la glorificazione dell’uomo. In lui il senso della bellezza ètalmente assoluto da sconvolgere completamente chi guarda le sue opere.
Michelangelo ha una vita difficile, piena di contrasti. Fu sempre protetto dalla famiglia de’ Medici, anche quando combatté contro di loro nel 1530. L’incontro con il Savonarola – il terribile frate che condanna la ricchezza della Chiesa – fa nascere in lui forti critiche verso la Chiesa e grandi dubbi religiosi. Litiga con i papi e i politici. Dopo un litigo con Papa Giulio II, il papa per fare pace, gli affida gli affreschi della Cappella Sistina, dove il Giudizio Universale, però scandalizza tutti per i suoi nudi e l’impostazione della scena. Negli ultimi venti anni della sua vita Michelangelo si occupa di archittetura: finisce di costruire la Biblioteca Laurenziana a Firenze e Piazza del Campidoglio a Roma. E infine il suo capolavoro, la cupola della Basilica di San Pietro.

La Pietà (1497 – 1499)

È una delle prime opere di Michelangelo e si trova nella Basilica di San Pietro a Roma. La composizione ha la forma di una piramide. Le figure della Madonna e del Cristo formano una croce. Le pieghe dell’abito ricordano quelle delle statue di legno dell’Europa del Nord.

Il David (1501)

Fu una vera rivoluzione. Infatti, la rappresentazione classica dell’eroe ebraico fu distrutta per sempre. David è un giovane uomo calmo ma pronto all’azione. Non sembra avere paura, anche se sta per affrontare un pericolo. Èsicuro di sé. Secondo molti, è la raffigurazione del vero cittadino del Rinascimento.

Piazza del Campidoglio (1538)

Secondo la leggenda, Papa Paolo III, dopo la visita dell’imperatore Carlo V, decise di sistemare la Piazza del Campidoglio. La piazza infatti era molto malandata e il papa se ne eravergognato. Michelangelo ˝girò˝ la piazza verso la Basilica di San Pietro, il nuovo centro politico della città. Al centro della piazza c’è la statua romana dell’imperatore Marco Aurelio.

La cupola di San Pietro (1514)

Inizia l’architettura moderna. Al centro della Basilica di San Pietro, la grande cupola sembra essere parte del cielo: azzurra e solenne, quasi divina. Ma a guardare bene, la cupola è fatta di tanti elementi distinti tra loro. È l’inizio del molteplice del contraddittorio, del non finito.

Tratto dal libro I come Italia, Aspetti di civiltà italiana, G.Cremonesi e P. Bellini, ELI, 2007

BENITO MUSSOLINI

Benito Mussolini (Predappio, 29 luglio 1883 – Giulino di Mezzegra, 28 aprile 1945) è stato un politico, giornalista e dittatore italiano.

Fondatore del fascismo, fu Presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 31 ottobre 1922 al 25 luglio 1943. Nel gennaio 1925 assunse de facto poteri dittatoriali e dal dicembre dello stesso anno acquisì il titolo di Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato. Divenne Primo Maresciallo dell’Impero il 30 marzo 1938 e fu capo della Repubblica Sociale Italiana dal settembre 1943 al 27 aprile 1945.

Fu esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, e direttore del quotidiano socialista Avanti! dal 1912. Convinto anti-interventista negli anni della guerra di Libia e in quelli precedenti la prima guerra mondiale, nel 1914 cambiò radicalmente opinione, dichiarandosi a favore dell’intervento in guerra. Trovatosi in netto contrasto con la linea del partito, si dimise dalla direzione dell’Avanti! e fondò Il Popolo d’Italia, schierato su posizioni interventiste, venendo quindi espulso dal PSI. Nell’immediato dopoguerra, cavalcando lo scontento per la “vittoria mutilata”, fondò i Fasci Italiani di Combattimento (1919), poi divenuti Partito Nazionale Fascista nel 1921, e si presentò al Paese con un programma politico nazionalista, autoritario e radicale.

Nel contesto di forte instabilità politica e sociale successivo alla Grande Guerra, puntò alla presa del potere; forzando la mano delle istituzioni, con l’aiuto di atti di squadrismo e d’intimidazione politica che culminarono il 28 ottobre 1922 con la Marcia su Roma, Mussolini ottenne l’incarico di costituire il Governo (30 ottobre). Dopo il contestato successo alle elezioni politiche del 1924, instaurò nel gennaio 1925 la dittatura, risolvendo con forza la delicata situazione venutasi a creare dopo l’assassinio di Giacomo Matteotti. Negli anni successivi consolidò il regime, affermando la supremazia del potere esecutivo, trasformando il sistema amministrativo e inquadrando le masse nelle organizzazioni di partito.

Nel 1935, Mussolini decise di occupare l’Etiopia, provocando l’isolamento internazionale dell’Italia. Appoggiò i franchisti nella Guerra civile spagnola e si avvicinò alla Germania Nazista di Adolf Hitler, con il quale stabilì un legame che culminò con il Patto d’Acciaio nel 1939. È in questo periodo che furono approvate in Italia le leggi razziali.

Nel 1940, confidando in una veloce vittoria delle Potenze dell’Asse, entrò nella seconda guerra mondiale al fianco della Germania. In seguito alle disfatte subite dalle Forze Armate italiane e alla messa in minoranza durante il Gran Consiglio del Fascismo (ordine del giorno Grandi del 24 luglio 1943), fu arrestato per ordine del Re (25 luglio) e successivamente tradotto a Campo Imperatore. Liberato dai tedeschi, e ormai in balia delle decisioni di Hitler, instaurò nell’Italia settentrionale la Repubblica Sociale Italiana. In seguito alla completa disfatta delle forze italotedesche nell’Italia settentrionale, abbandonò Milano la sera del 25 aprile 1945 dopo aver invano cercato di trattare la resa. Il tentativo di fuga si concluse il 27 aprile con la cattura da parte dei partigiani a Dongo, sul Lago di Como. Fu fucilato il giorno seguente insieme alla sua amante Claretta Petacci.
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AUTOSTRADA A1

L’ingegneria italiana del dopoguerra ha fatto parlare di sé il mondo intero. Non erano soltanto alcuni genii isolati, ma una scuola di lunga tradizione, temprata dalle opere fasciste e, per tante figure, svecchiata dall’esilio nei paesi liberi e più avanzati durante l’occupazione nazifascista della Seconda Guerra Mondiale.

L’Italia ferita dalla guerra, con un Paese distrutto e provato economicamente e a livello infrastrutturale dall’autarchia del secondo governo Crispi prima e di Mussolini poi, seppe rimboccarsi le maniche e uscire fuori dal disastro con una ripresa che, sorretta dalla Lira, allora moneta forte, stupì tutta Europa. In meno di venti anni si ricostruirono pezzi di città e si dette corso ad alcune importanti grandi opere. Non tutto fu ben costruito e dalla metà degli anni Sessanta in poi si costruì forse più del necessario (soprattutto per quel che riguarda l’edilizia residenziale), come anche il film di Francesco Rosi Le mani sulla città dimostra molto bene.

Tuttavia, una delle opere che fece applaudire al nostro Paese da parte della comunità internazionale, fu senz’altro l’autostrada A1, detta Autostrada del Sole, o anche AutoSole. Non era soltanto un tratto di strada a quattro corsie con il caratteristico divisorio all’italiana che era composto per lo più da guard-rail contrapposti al cui interno correva per tutto il corso della striscia di asfalto una alta siepe di pittosforo, l’autostrada A1 significava anche gallerie, ponti, viadotti, salite e curve, cioè un complesso percorso di mobilità su gomma che doveva servire finalmente a mettere in relazione più velocemente il Nord e il Sud della penisola, da Milano a Napoli. Il tragitto è lungo ben 762 chilometri e attraversa l’intera Italia più o meno partendo dalla capitale lombarda, passando per l’Emilia, da Parma fino a Bologna e da qui, il tratto del valico Appennino, forse il più impegnativo costruttivamente e per la percorrenza, fino a Firenze. Scendendo a sud la strada arriva fino ad Arezzo, con una deviazione quasi impercettibile sulla carta, ma che fu chiamata al tempo “curva Fanfani”, perché si diceva che l’allora potente politico della Democrazia Cristiana, originario proprio di Arezzo, volle servire la propria città. Poi l’autostrada del Sole si addentra nell’Umbria per arrivare quasi alle porte di Roma e da qui prosegue verso Frosinone e Caserta, raggiungendo Napoli. Il progetto era molto ambizioso, ma serviva soprattutto a far muovere l’economia interna della nostra nazione, se solo pensiamo che all’epoca un camion che volesse fare lo stesso percorso dalla Campania alla Lombardia, o viceversa, impiegava almeno due giorni su strade statali affollate, fatiscenti e pericolose.

L’ingegneria italiana, tra la metà degli anni Cinquanta e la metà dei Sessanta visse il suo momento di maggiore fulgore. Nel 1960 fecero parlare di sé gli impianti costruiti in tempi record per le Olimpiadi, così le strutture e i padiglioni di Torino del 1961 per le celebrazioni del Centenario dell’unità nazionale; opere curate dal genovese Pier Luigi Nervi. Ma anche Riccardo Morandi era un italiano che si distinse internazionalmente per aver costruito a Maracaibo il ponte allora più lungo del Mondo. Questo rinascimento dell’ingegneria italiana, concise con il cosiddetto miracolo italiano, cioè il boom economico che si portò dietro tanto entusiasmo, diffuso benessere tra la popolazione e la capacità di grandi investimenti pubblici da parte dello Stato repubblicano. E ciò fu possibile, proprio all’uscita dal deserto tecnologico e industriale del dopoguerra, anche grazie al Consiglio Nazionale delle Ricerche e al suo presidente dal 1944 al 1956, quel Gustavo Colonnetti che promosse per tutto quel decennio un fortissimo sostegno alla ricerca tecnologica nel settore delle grandi strutture, impegnandosi a far entrare anche in Italia lo studio e l’uso del cemento armato. Un altro protagonista di questa rinascita fu il direttore del CNR, Franco Levi che a Torino fece scuola a tutti quei professionisti che in seguito avrebbero progettato proprio tutte le migliori opere infrastrutturali del nostro Paese.

La prima pietra dell’Autostrada del Sole fu posta il 19 maggio del 1956, ma fu sotto il secondo Governo Fanfani (ne avrebbe guidati cinque fino alla fine della sua carriera politica) che fu aperto il primo pezzo, da Milano a Parma. Il tratto del valico appenninico, da Bologna a Firenze venne inaugurato alla fine del 1960, e quello da Roma nel 1962. I raccordi e l’intera AutoSole fu completata e inaugurata in diretta televisiva da Aldo Moro, allora presidente del Consiglio, il 4 ottobre del 1964.

Ma chi furono gli artefici del grande progetto viario nazionale? Furono due ingegneri, in ruoli diversi ma entrambi efficaci. Giuseppe Romita del Politecnico di Torino, in qualità di Ministro dei Lavori Pubblici, e Fedele Cova, in qualità di amministratore delegato di Autostrade per l’Italia e direttore tecnico dei lavori.

Romita, con la Legge 463/1955 aveva proposto la realizzazione di due autostrade cosiddette dorsali, quella del Sole e quella Adriatica. A queste si dovevano la Due mari Napoli-Bari, la Salerno-Reggio Calabria e la Palermo Catania. Non dobbiamo neppure dimenticare che di autostrade gli italiani se ne intendevano perché, in qualche modo le avevano inventate, con la realizzazione della Milano-Laghi, nel 1924, prima strada a sistema chiuso per automobili (cioè con i caselli di pedaggio), progettata dall’ingegner Puricelli.

Ma il vero grande progetto fu proprio la A1 nel progetto definitivo elaborato dall’ingegnere del Politecnico di Milano, Francesco Jelmoni. Il tratto di oltre 760 chilometri era composto da circa quattrocento viadotti, alcuni di essi erano veri e proprio capolavori di estetica, funzionalità e solidità.

In circa otto anni, dal 1956 al 1964, l’Italia vedeva conquistato il plauso del Mondo costruttivo, e finalmente aveva la percezione che la sua industria e la sua scuola ingegneristica era riuscita non solo a riprendere i vantaggi e le competenze di altri Paesi più floridi e meno danneggiati dalla Guerra, come la Francia e l’Inghilterra, ma addirittura a diventare esempio di capacità progettistica, volontà politica, soddisfazione sociale.
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MIRAMARE
Miramare è uno dei simboli di Trieste e protagonista di una celebra poesia di Carducci. Il castello fu ideato dallo sfortunato Massimiliano d’Asburgo, arciduca d’Austria e fratello dell’Imperatore d’Austria Francesco Giuseppe, che cercava un nido d’amore per se stesso e per sua moglie Carlotta, principessa del Belgio.
Un giorno dell’estate del 1855, a bordo della propria nave, venne investito da un improvvisa tempesta di Bora e trovò rifugio nella allora selvaggia Baia di Grignano, chiusa a sud-est dal promontorio carsico su cui, innamoratosi della natura del luogo, decise di farsi costruire la propria dimora.

La costruzione cominciò l’anno successivo, su un progetto dell’ingegnere Carlo Junker. Il giorno di Natale del 1860, anche se i lavori non erano ancora terminati, Massimiliano e la sua giovane sposa Carlotta presero possesso del castello, senza alcuna festa ma con una messa. I quattro anni successivi furono gli unici e gli ultimi che la giovane coppia poté trascorrere felicemente e serenamente a Miramare.
La grande storia e gli intrighi politici delle potenze europee, purtroppo, bussavano alle porte. Massimiliano non riuscì a resistere alle lusinghe che giungevano da Napoleone III e nel 1864 accettò la corona dell’Impero del Messico, regno creato dallo stesso Napoleone III per garantire gli interessi francesi ed europei in America Centrale, ma i governanti europei non avevano fatto i conti con la rivoluzione scatenata dal popolo messicano e con l’ostilità degli Stati Uniti d’America. Massimiliano, che pure aveva cercato di introdurre riforme liberali nell’Impero, mettendo mano ad una riforma agraria c

ontro il latifondo, controllato da poche famiglie messicane e dalla Chiesa, si trovò ben presto abbandonato da tutti, da Napoleone III e dai francesi, che mal digerivano la sua voglia di essere davvero un sovrano di uno stato libero ed indipendente e non di una colonia o protettorato coloniale. Neanche lo stesso Pontefice, Pio IX, nonostante le suppliche della moglie Carlotta, aveva apprezzato le nazionalizzazioni e svolte liberali attuate dall’Arciduca nei confronti di proprietà ecclesiastiche in Messico. Massimiliano, quintessenza del giovane eroe romantico, idealista, amante dell’arte e dei viaggi attorno al globo, travolto da giochi ed interessi più grandi lui, aveva ormai il destino segnato. Mentre la moglie vagava in Europa, di corte in corte, alla ricerca di aiuti, negati da tutti, il giovane imperatore veniva catturato dai rivoluzionari messicani di Benito Juarez e fucilato all’alba del 19 giugno 1867 a Queretaro.
Carlotta impazzì dal dolore. Morirà nel 1927 senza aver mai riacquistato la lucidità. La triste fine dei due giovani sposi ha alimentato una leggenda, seconda la quale tutti i capi militari, sposati, che dimorano nel castello di Miramare, sono destinati a morire di morte violenta e lontani dalla propria patria. Rimane il fatto che, effettivamente, tutti gli ospiti di Miramare sono finiti male: l’Arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, che sarà ucciso a Sarajevo nell’attentato che diede il via alla Grande Guerra, dopo la quale il secolare Impero degli Asburgo si sarebbe dissolto per sempre; Amedeo Duca d’Aosta, che morirà durante la Seconda Guerra Mondiale in un campo di concentramento inglese in Kenia; il generale americano Charles Moor, che morirà durante la Guerra di Corea.
Tratto da: http://www.villasantostefano.com/news/2008/valcento_trieste/miramare_trieste.htm

STORIA

La storia del cinema italiano

Il cinema muto

Il cinema italiano nasce nel 1903 e la prima scena filmata è quella di Papa Leone XIII che benedice le macchine da presa. In Italia si fanno soprattutto film storici, come il film Cabiria del 1914, che e anche il primo kolossal della storia. Va di moda anche il dramma passionale, che crea le prime dive, come Francesca Bertini. La tragica realtà della Prima Guerra Mondiale crea il filone realistico con film come Assunta Spina, ambientato nei quartieri poveri di Napoli. Negli anni ’20 arrivano giovani registri, come Mario Camerini, i quali creano piacevoli commedie romantiche. Sono i ˝telefoni bianchi˝, cioèfilm romantici cosìdetti perché ambientati nelle case dei ricchi, dove i telefoni bianchi erano il massimo dell’eleganza.

Il Neorealismo

Questa straordinaria corrente cinematografica nasce da una situazione concreta. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, infatti, la povertà di mezzi, la necessità di girare per le strade, perché negli studi di Cinecittà vivono i profughi, la presenza di alcuni registi geniali e la voglia di esprimesri liberamente dopo la dittatura fascista sono gli eventi che portano a un nuovo tipo di cinema. Il Neorealismo porta la realtà sullo schermo – ogni regista lo fa a modo suo, in piena libertà– e racconta in modo realistico la guerra, la povertà, i problemi sociali, raccontati in capolavori come Ladri di biciclette (1948) o Sciuscià (1946).

La Commedia all’italiana

La commedia ha sempre avuto un’importanza particolare nel cinema italiano. Gli anni ’60 però, sono gli anni d’oro: nasce infatti la Commedia all’italiana, il cui primo film èI soliti ignoti di Mario Monicelli del 1958. Il nome di Commedia all’italiananasce in senso spregiativo dal film Divorzio all’italiana (1961) di Pietro Germi, dove in Sicilia un uomo uccide la moglie per poter sposare la bella e giovane cugina, da cui poi verrà tradito. I tratti piùcaratteristici di questi film, infatti, sono l’ironia, il paradosso e la denuncia dell’ipocrisia.

I maestri

Contemporaneamente, escono i primi film di due giovani registi: Michelangelo Antonioni e Federico Fellini. Entrambi, anche se in modo diverso, raccontano le emozioni, i drammi e la solitudine umana. Antonioni ha uno stile sobrio, con immagini perfette, belle come quadri. Fellini filma dei sogni, delle visioni, delle favole. Comunque, dopo film come La strada di Fellini (1954) o Le amiche (1955) di Antonioni, il cinema mondiale non sarà più lo stesso. Si fanno anche film su fatti di cronaca, come Io la conoscevo bene di Pietrangeli (la tragica storia di una ragazza qualunque che cerca fortuna nella ricca Roma) o politici come La battaglia di Algeri (1966) di Gillo Pontecorvo.

Il cinema d’autore

Il boom economico degli anni ’60 e i movimenti sociali degli anni ’70 danno ai registi molti suggerimenti. Ci sono film della denuncia sociale, di registi come Elio Petri con Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) o Damiano Damiani con Il giorno della civetta (1967), da un romanzo di Leonardo Sciascia. Ma c’è anche Luchino Visconti, che racconta in modo elegante e nostalgico mondi scomparsi, come la società aristocratica, in film come La caduta degli dei (1969) e Il Gattopardo (1963).

Tratto dal libro I come Italia, Aspetti di civiltà italiana, G.Cremonesi e P. Bellini, ELI, 2007

La storia della musica italiana moderna in 4 canzoni:

1958
Nel blu dipinto di blu

Nel 1958 Domenico Modugno vince il Festival di San Remo con questa canzone, conosciuta in tutto il mondo come Volare. È una canzone cosìnuova da fare scandalo. Infatti, ha un testo surreale, che racconta un sogno. Anche il modo di cantarla era cosìnuovo da scandalizzare il pubblico. Modugno, infatti, la cantò a braccia spalancate.

1968
Canzone di Marinella

Èdi Fabrizio De André, il più grande dei cantautori italiani. Alla fine degli anni ’60 alcuni musicisti di Genova cominciarono a scrivere musica e testi delle canzoni che cantavano, cosa mai successa prima, e presero il nome di cantautori. De Andréè stato sicuramente il piùbravo, tanto da essere considerato un poeta. Le sue canzoni parlano d’amore ma denunciano anche la guerra, l’ipocrisia e la malvagità.

1972
Io vorrei… non vorrei… ma se vuoi…

Il cantante Lucio Battisti e il paroliere Mogol furono i protagonisti degli anni ’70, raccontando amori ˝moderni˝, dolorosi, fatti di abbandoni, di ripensamenti, di solitudine. Dopo Battisti la canzone d’amore, tanto importante in Italia da diventare quasi un simbolo, non fu più la stessa.

1983
Vita spericolata

Vasco Rossi è il primo vero cantante rock italiano. Una carriera nata con questa canzone e talmente leggata alla vita della gente da durare ancora oggi. Le canzoni di Vasco, da quelle più rock a quelle più melodiche, hanno aperto la strada alla libera espressione dei sentimenti, alla capacitàdi ammettere i propri sbagli, il tutto con uno stile molto aggressivo e sincero.

Tratto dal libro I come Italia, Aspetti di civiltà italiana, G.Cremonesi e P. Bellini, ELI, 2007

IL GIRO D’ITALIA

Il Giro d’Italia è una corsa a tappe maschile di ciclismo su strada, ideata dal giornalista Tullo Morgagni e da Eugenio Camillo Costamagna, che si svolge lungo le strade italiane con cadenza annuale. Occasionalmente il percorso può interessare località al di fuori dai confini italiani. Istituito nel 1909, da allora si è sempre disputato, salvo che per le interruzioni dovute alla prima e alla seconda guerra mondiale. Mentre il luogo di partenza è in genere ogni volta diverso, l’arrivo, salvo eccezioni come Firenze, Verona e Roma, è a Milano, città ove ha sede La Gazzetta dello Sport, il quotidiano sportivo che organizza la corsa sin dalla sua istituzione.

Il Giro è una delle tre corse a tappe più importanti del calendario, e l’Unione Ciclistica Internazionale l’ha inserito nel suo circuito professionistico insieme alle altre due grandi corse internazionali, il Tour de France e la Vuelta a España. Storicamente è da ritenersi la seconda corsa a tappe più prestigiosa dopo quella francese, anche se, a cavallo tra gli anni quaranta e cinquanta (al tempo dei duelli Coppi-Bartali) e durante gli anni settanta, il prestigio e il numero di grandi ciclisti iscritti portarono il Giro ad avere un’importanza quasi pari a quella del Tour.

Dal 1999 al vincitore viene consegnato il “trofeo senza fine”, composto da una barra di rame bombata, piegata a caldo a spirale che si eleva dalla base in cerchi sempre più ampi, incisi con i nomi di tutti i vincitori.

IL GIRO D’ITALIA 2011

Il Giro d’Italia 2011, novantaquattresima edizione della “Corsa Rosa”, si è svolto in 21 tappe dal 7 al 29 maggio 2011, per un totale di 3 479 km. Il percorso, modificato in seguito in alcune tappe, è stato presentato ufficialmente il 23 ottobre 2010 al Teatro Carignano di Torino, città dove è avvenuta la partenza.

La vittoria finale è andata per la seconda volta ad Alberto Contador, dopo il successo del 2008, che ha coperto i 3 479 chilometri dell’edizione in 84.05’14” alla media di 38,804 km/h. Il corridore iberico, che annovera nel suo palmarès anche una Vuelta a España e tre Tour de France, ha ottenuto successi nella tappa con arrivo sull’Etna e nella cronoscalata del Nevegal, oltre a numerosi piazzamenti che gli hanno consentito di aggiudicarsi pure la classifica a punti. Michele Scarponi si è classificato secondo della generale, distaccato di 6’10”, mentre Vincenzo Nibali ha dovuto accontentarsi del gradino più basso dopo un Giro “in difesa” concludendo con 6’56” di ritardo. Il sesto classificato, il ceco Roman Kreuziger, è stato il primo tra gli under 25; il veterano Stefano Garzelli ha conquistato la maglia verde del miglior scalatore, con la soddisfazione di essere passato in testa sulla Cima Coppi del Passo Giau.

Il Giro 2011 sarà tristemente ricordato per la morte in corsa di Wouter Weylandt, velocista della Leopard-Trek, in seguito alla caduta lungo la discesa del Passo del Bocco nel corso della terza tappa. Il drammatico evento ha portato alla neutralizzazione della frazione successiva, con il gruppo giunto compatto a Livorno a scortare i compagni di squadra del belga, e il ritiro successivo di questi ultimi dalla competizione (oltre che di Tyler Farrar, amico del corridore). In seguito, il numero 108 appartenente a Weylandt verrà ricordato da tifosi ed addetti nelle restanti giornate. L’edizione è stata quella con il minor numero di vittorie di tappa da parte di atleti italiani nella storia della corsa.

Si è infine verificato un inconveniente con l’inno nazionale spagnolo durante la cerimonia di premiazione finale di Alberto Contador: non è stata suonata infatti l’odierna Marcha Real (priva di testo), ma una versione non ufficiale usata durante i primi anni del Franchismo, con testi di José María Pemán. La cosa ha avuto molta risonanza in Spagna: il Consejo Superior de Deportes ha presentato una protesta formale all’organizzazione del Giro, ed il direttore Angelo Zomegnan è stato costretto a scusarsi con la delegazione spagnola presente al Giro e con il console spagnolo a Milano.

FRANCESCO TOTTI

Francesco Totti (Roma, 27 settembre 1976) è un calciatore italiano, attaccante e trequartista della Roma, campione del mondo con la Nazionale italiana nel 2006.

Nel corso della sua carriera ha sempre militato nella Roma, squadra della quale è anche capitano. Per la squadra romana è il miglior realizzatore di tutti i tempi e l’uomo con più presenze nell’intera storia giallorossa, sia per quanto riguarda il campionato sia per le coppe europee. È attualmente al quinto posto della classifica dei marcatori della Serie A e primo tra i giocatori in attività.

Nel 2004 è stato incluso nella FIFA 100, una lista dei 125 più grandi giocatori viventi, selezionata da Pelé e dalla FIFA in occasione delle celebrazioni del centenario della federazione. Nel campionato di Serie A 2006-2007 ha vinto la classifica dei marcatori e la Scarpa d’oro come miglior realizzatore di tutti i campionati europei di calcio con 26 gol.
Con la maglia della Nazionale ha segnato 9 reti, e l’ultima presenza (la 58ª) è stata la finale del campionato del mondo 2006, vinta contro la Francia. È stato il Migliore calciatore italiano nel 2000, 2001, 2003, 2004 e nel 2007, votato dall’Associazione Italiana Calciatori.

Totti prende parte al campionato europeo del 2000 svoltosi in Olanda e Belgio. In questa competizione realizza due gol, contro il Belgio nel primo turno e contro la Romania negli ottavi di finale. Nella semifinale giocata contro l’Olanda padrona di casa, Totti, subentrato nella ripresa, si rende protagonista dell’episodio del “cucchiaio” quando, durante i calci di rigore, colpisce la palla con un tocco morbido da sotto, battendo il portiere olandese van der Sar. La Nazionale italiana perderà poi l’Europeo, battuta dalla Francia ai tempi supplementari della finale.

Totti partecipa ai suoi primi Mondiali nel 2002. L’Italia, però, viene eliminata negli ottavi di finale dalla Corea del Sud in una partita arbitrata in modo controverso dal fischietto ecuadoriano Byron Moreno, che espelle proprio il giallorosso per simulazione, alimentando numerose polemiche.

Ad Euro 2004 gioca solo parte della prima partita contro la Danimarca, a causa di uno sputo rivolto al calciatore danese Christian Poulsen. L’episodio, che viene rilevato dalle telecamere ed analizzato tramite prova televisiva, gli costa la squalifica per le tre partite successive, mentre l’Italia sarà eliminata dopo due.

Realizza la sua prima doppietta in azzurro il 13 ottobre 2004 in Italia-Bielorussia 4-3, valida per le qualificazioni mondiali.

Poco prima dei Mondiali di Germania, riesce a riprendersi dall’infortunio causato da Richard Vanigli, difensore dell’Empoli, in campionato, che lo aveva tenuto lontano dai campi di gioco per tre mesi. Il CT Marcello Lippi decide comunque di convocarlo, e alla fine Totti colleziona sette presenze realizzando quattro assist e segnando un gol, quello decisivo su rigore negli ottavi di finale contro l’Australia all’ultimo minuto del secondo tempo.

Diventa campione del mondo il 9 luglio 2006 all’Olympiastadion di Berlino, dopo aver battuto la Francia in finale. Al termine della competizione è stato inserito dalla FIFA nella rosa dei 23 giocatori migliori del Mondiale.

Successivamente al Mondiale di Germania Totti esprime la volontà di allontanarsi temporaneamente dalla Nazionale, per poter ritrovare una stabile forma fisica. Il 20 luglio 2007, Francesco Totti dichiara: “Il mio problema principale è fisico. Con i problemi che ho a ginocchio, caviglia e schiena non posso giocare contemporaneamente per la Roma e la maglia azzurra. Ho dovuto constatare che più di un tot di partite all’anno non riesco a fare. A qualcosa devo rinunciare e purtroppo devo rinunciare alla Nazionale perché alla Roma non posso, la Roma ha la priorità.”

Tratto da: http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Totti
 

 
IL TIRAMISU
DELIZIA SENZA FRONTIERE

È da sempre in testa alla classifica dei dolci più amati. In Italia, un sondaggio condotto recentemente da una nota rivista “per golosi” lo ha riconfermato dessert prediletto per la categoria “dolci al cucchiaio”.
Ma il suo successo non conosce confini: lo si ritrova, ospite più che gradito, nel menu di moltissimi ristoranti sparsi in ogni angolo del mondo.
A San Francisco come a Tokyo. Non c’è frontiera che tenga.
Neppure virtuale: sono veramente tante le pagine web ad esso dedicate. Nonostante ciò, le origini del tiramisu sono incontrovertibilmente italiane.

Una storia…piccantina
Toscane, sembra. O forse venete. Entrambe le regioni infatti vantano lapaternità di questa inimitabile delizia. Stabilire torti e ragioni diventacomplicato quando la storia sconfina nella leggenda e il gran tempo trascorsolimita ogni possibilità di verifica oggettiva.A ogni buon conto, la versione più accreditata della storia del tiramisu ne colloca la nascita verso la fine del XVII secolo.Il dolce, si narra, vide la luce a Siena; l’occasione fu una visita dell’alloraGranduca di Toscana, Cosimo III de’ Medici. Vanitoso, scialacquatore eamante dello sfarzo, lo storico personaggio era, a quanto pare, anchepiuttosto goloso e non mancò di apprezzare la nuova specialità che, proprioin suo onore, fu battezzata “zuppa del duca”.Alla sua partenza, la nobile ricetta lo seguì alla corte di Firenze, allora crocevia di intellettuali e artisti provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo.Fu così che la “zuppa del duca” divenne famosa, fino a oltrepassare i confini del granducato per approdare a Treviso e quindi a Venezia. Dove, continua la leggenda, diventò il dolce prediletto dai cortigiani, poiché attribuivano proprietà eccitanti e afrodisiache. Tanto che si diffuse l’abitudine di consumarne abbondanti porzioni prima di ogni incontro amoroso. Ecco che la “zuppa del duca” cambiò nome e prese quello decisamente allusivo di “tiramisu”. E qui ci fermiamo.

La ricetta originale

Sulle presunte virtù afrodisiache del tiramisu ci sarebbe forse da dibattere. In effetti la presenza del caffè e del cioccolato (sia pure in minime quantità) potrebbe conferire al dolce un potere blandamente eccitante. Indiscutibile è invece il suo valore energetico, dato dalla presenza di ingredienti ad alto tenore di grassi (il solo mascarpone, un latticino tipico delle regioni del nord Italia, ne contiene fino al 55%), proteine e zuccheri. Una vera e propria bomba calorica, ma gustosissima nella versione originale di cui riportiamo la ricetta.

Ingredienti (per sei persone):
500 g di mascarpone
80 g di zucchero
4 uova
250 g di savoiardi
1 tazza di caffè forte (meglio espresso)
1 bicchiere di Marsala
cacao amaro in polvere q.b.
scaglie di cioccolato fondente

Procedimento
Separare i tuorli dagli albumi.
Montare i tuorli insieme allo zucchero fino a ottenere un composto bianco e spumoso.
Con un cucchiaio in legno lavorare il mascarpone a temperatura ambiente finché diventa una crema liscia e senza grumi.
Unire al mascarpone il composto di uova e zucchero, amalgamandolo bene.
Montare gli albumi a neve ben ferma con un pizzico di sale e aggiungere con delicatezza alla crema di uova e mascarpone.
Miscelare il Marsala con il caffè a temperatura ambiente.
Aggiungere due cucchiai di acqua.
Immergere velocemente i savoiardi nella bagna così ottenuta: i biscotti dovranno risultare ben imbevuti, ma non completamente zuppi
(in caso contrario si sbriciolerebbero).
Foderare il fondo di una vaschetta in plastica per alimenti con
uno strato di savoiardi.
Quindi stendere uno strato di crema al mascarpone, livellandolo con una spatola. Procedere con un secondo strato di biscotti e coprire con la rimanente crema, avendo cura di tenerne da parte una piccola quantità per la decorazione.

Decorazione
Inserire la crema rimasta in una tasca da pasticciere montata con bocchetta liscia e ricoprire tutta la superficie del dolce con una serie di rosette. Spolverare con abbondante cacao amaro e rifinire con una manciata di scaglie di cioccolato. Riporre in frigorifero per almeno sei ore.

Variazioni sul tema

Come ogni dolce di successo, anche il tiramisu ha dato origine a una serie, pressoché infinita, di varianti. Alcune prevedono la semplice sostituzione di alcuni ingredienti (pan di Spagna al posto dei savoiardi, brandy invece di Marsala, eccetera), altre sono vere e proprie rivisitazioni.
Come il “tiramisu ai frutti di bosco” che conserva solo una lontana parentela con il prodotto originale: nessuna traccia di caffè nè di mascarpone, sostituiti rispettivamente da latte e chantilly per una versione più leggera e tipicamente estiva del celebre dolce. Senza dimenticare poi il gelato di tiramisu: un gusto di introduzione relativamente recente, ma già divenuto un classico, apprezzato sia d’estate sia d’inverno (nella versione “gelato caldo”) grazie alla creatività dei gelatieri che hanno saputo riprodurre fedelmente il sapore e il profumo della ricetta originale… con qualche caloria in meno!
Tratto da: http://www.accademia19.it/Spigolature/Tiramisu.htm

[line] Il Lambrusco è un vino dalle caratteristiche particolari, inimitabile e forse unico tra tutti i vini contemplati dall’intera enologia. Pensate: un vino rosso… frizzante!

Probabilmente, l’insieme delle sue peculiarità è il risultato dello straordinario compendio delle terre, del clima e del carattere delle genti emiliane. È un prodotto del quale in tutta l’Emilia si va particolarmente fieri e con cui si è instaurato un rapporto che non è solo di consumo, ma anche affettivo. Modena viene considerata la culla di origine e la vera patria del Lambrusco per due motivi: in primo luogo, lo testimonia un’ampia raccolta di documenti storici, ma esiste anche un secondo motivo: Lambrusco è il nome di un gruppo di vitigni di matrice comune, tra loro simili, ma non identici, ed è proprio a Modena che si sono evolute quelle qualità di uve da sempre considerate le più nobili, l’autentica aristocrazia del Lambrusco, quelle varietà che a buon diritto possiamo considerare gli “antenati” dei Lambruschi DOP tutelati e valorizzati dal Consorzio Marchio Storico dei Lambruschi Modenesi.

Il Lambrusco è riuscito ad affermarsi con successo anche al di fuori della terra emiliana che lo ha visto nascere. Non a caso è divenuto in breve – a partire dagli anni ‘70 – il vino italiano più conosciuto e bevuto nel mondo. È un vino simpatico, che conquista, e con la sua spuma briosa mette allegria.

Di antiche e nobili origini ha subito, nel corso degli anni, una lenta evoluzione che non ha prodotto modifiche sostanziali alle sue particolari caratteristiche, limitandosi invece ad affinarle ed esaltarle progressivamente.

Tratto da: http://www.lambrusco.net/italiano/storia.htm

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